Special focus – Il settore delle costruzioni in Mozambico, Ghana, Etiopia

29-5-2015

È un Paese di soli 23 milioni di abitanti nel centrosud del Continente africano, il Mozambico. Eppure da un paio d’anni a questa parte ricorre spesso tra le mete preferite delle missioni di sistema dell’Italia. Il movente, naturalmente, è il petrolio: nell’area di Mamba l’Eni ha scoperto il suo più grande giacimento di gas. Quando, però, uno Stato si interessa a un Paese per le sue risorse energetiche, comincia con quelle, ma poi si porta inevitabilmente dietro un pacchetto più ampio di imprese, in prima fila quelle del comparto delle infrastrutture.
Gli affari, in Mozambico, non mancano. Nella capitale Maputo, ad esempio, è prevista la costruzione di una metropolitana di superficie il cui finanziatore principale (con 1,2 miliardi di dollari) sarà la Jica, l’ente per la cooperazione giapponese. La Banca europea per gli investimenti e l’Agenzia francese per lo sviluppo (Afd), invece, finanzieranno con 300 milioni la ristrutturazione dell’aeroporto della capitale. E analoga cifra verrà fornita dalla Exim Bank cinese per costruire i 63 chilometri della circonvallazione di Maputo. Più a Nord, i principali progetti riguardano l’area di Nacala, dove si lavorerà alla costruzione del nuovo porto, del relativo terminal per il carbone e della ferrovia per il bacino carbonifero di Moatize (1 miliardo di dollari, finanziati dalla compagnia mineraria brasiliana Vale). Nell’area di Pemba, infine, il governo mozambicano prevede la costruzione di un impianto elettrico da 120 megawatt sul fiume Lurio.
Anche il comparto residenziale, in Mozambico, è ricco di progetti, per lo più promossi da privati. A Maputo, per esempio, nell’area dell’ex Fiera Facim è in corso di realizzazione un maxicomplesso di uffici, appartamenti, hotel e centri commerciali per una spesa complessiva di 1,2 miliardi di dollari. Mentre sul fronte turistico, un settore che il governo del Mozambico sta cercando di sviluppare, è in programma la realizzazione di numerosi villaggi vacanze, 14 nella sola provincia di Nampula.

Anche il Ghana è un Paese che recentemente ha saputo guadagnarsi uno spazio sotto i riflettori internazionali, grazie soprattutto alla stabilità politica del suo regime democratico che persiste ormai dal 1992. Gli idrocarburi ne sostengono l’economia ed è in atto la crescita di un nucleo di classe media in grado di spingere una parte del Paese verso consumi più evoluti.
Al centro del settore delle costruzioni in Ghana ci sono i trasporti. Nella capitale Accra è già stato avviato l’ampliamento dell’aeroporto: lavori per 600 milioni di dollari sono già stati assegnati a 4 ditte, mentre nel corso del 2015 saranno da assegnare progetti per altri 500 milioni. Sono in corso inoltre il potenziamento dell’aeroporto di Tamale (affidato a una società brasiliana) e il rifacimento della pista dell’aeroporto di Kumasi, mentre deve essere avviata la progettazione degli scali di Bolgatanga, Cape Coast e Ho. Sul fronte ferroviario sono stati delineati i piani per la costruzione dell’interporto di Boankra (vicino Kumasi, la seconda città del Paese) e per la riabilitazione della linea ferroviaria orientale (Eastern Railway Line Project). La progettazione esecutiva è stata assegnata dalla Banca Mondiale alla PWCr.
Nell’impiantistica, il progetto più grande è promosso dalla Ghana Gas Company Limited, che vuole sviluppare le infrastrutture necessarie al trasporto, allo stoccaggio ed all’esportazione di gas naturale liquefatto. Sul fronte residenziale, invece, la Banca del Ghana ha stimato un deficit di 1,7 milioni di abitazioni. Progetti di edilizia economica abitativa sono stati avviati in varie parti del Paese: quello di maggiore rilevanza prevede la costruzione di 5000 unità. Per l’accesso a internet, infine, è stata avviata la costruzione della dorsale orientale, di cui sono stati realizzati finora 110 km.

Oltre al Mozambico, sul quadrante orientale dell’Africa, c’è un altro mercato promettente per le imprese italiane. Un Paese che cresce in fretta, da oltre 90 milioni di abitanti: è l’Etiopia. Secondo gli esperti di At Kearney, è tra le realtà africane a più alto potenziale, grazie a una crescita media annua del Pil del 9% e alle aperture economiche volute dal governo che stanno attirando investimenti esteri significativi a cominciare dalle banche, dal settore dell’innovazione e da quello del commercio.
In linea con la sua crescita economica, il Paese sta registrando in questi anni un vero e proprio boom del settore delle costruzioni. Nel Piano quinquennale 2010-2015 (l’Etiopia si ispira al modello politico ed economico della Cina) si parla soprattutto di infrastrutture viarie e impianti energetici, gran parte dei quali da finanziarsi con i fondi messi a disposizione per la cooperazione dalla Banca mondiale e dalla Ue, nonché con gli onnipresenti finanziamenti cinesi. Recentemente sono stati inaugurati i primi 150 chilometri dell’autostrada tra Addis Abeba e Nairobi, in Kenya, ma già ci sono i progetti per il prolungamento verso Gibuti e verso il Sud Sudan. La realizzazione del corridoio ferroviario verso Nord, invece, è stato affidato a imprese turche, ma per alcune subforniture sono già al lavoro le imprese italiane. L’anno prossimo, infine, verrà inaugurata la metropolitana di Addis Abeba, mentre in questi giorni si lavora alla definizione del Piano quinquennale 2016-2020.
Sul fronte residenziale, il ministero dello Sviluppo urbano ha lanciato un piano di edilizia popolare che, nella sola capitale Addis Abeba, prevede la costruzione di 600mila alloggi popolari. Prevista anche la ristrutturazione (preferita alla costruzione ex-novo) dei molti ospedali esistenti nel Paese.
Per le imprese italiane in Etiopia ottime occasioni possono arrivare anche dal settore energetico. La Salini già lavora alla diga sul Nilo azzurro e a quella sul fiume Omo, grazie alle quali Addis Abeba spera di diventare esportatrice netta di energia verso i vicini Paesi dell’Africa orientale. In questo campo, le migliori opportunità per l’Italia saranno nella progettazione degli impianti.

Categoria: